Revamping degli impianti

La proposta di legge ha lo scopo di favorire economicamente la riconversione degli impianti di trattamento meccanico biologico e di quelli di trattamento meccanico in impianti di impianti di trattamento a freddo con recupero di materia. Tale scelta strategica è conforme a quanto stabilito per l’economia circolare dalla decisione 1386/2013/UE, poiché promuove una gestione sostenibile dei rifiuti attraverso la quale gli stessi rientrano una volta recuperati nel ciclo produttivo consentendo il risparmio di nuove risorse.
Nel Lazio, attualmente, i RUR (rifiuti urbani residui) vengono trattati in impianti TMB per produrre Fos (frazione organica stabilizzata), scarti, metalli e Cdr (combustibile derivato da rifiuti).
L’elemento fondante della proposta di legge verte sulla riconversione delle linee di lavorazione dei sovvalli in linee per l’ulteriore recupero di materia al fine di diminuire il ricorso alla discarica e di ridimensionare radicalmente la dipendenza dagli inceneritori attraverso la dismissione delle linee di produzione di Cdr/Css.
La riconversione è relativamente semplice poiché per la produzione del Cdr nei Tmb sono presenti, all’interno degli attuali lay-out, molte delle attrezzature necessarie, che andrebbero dunque sostanzialmente integrate e non sostituite. In particolare per il recupero di materiali dalle frazioni di sovvallo, gli schemi per la riconversione, devono comprendere indicativamente una serie di linee di selezione: manuale, ottica, magnetica e densimetriche/balistiche.
L’ultimo passaggio del processo riguarda il plasmix (materiale eterogeneo con elevata presenza di plastica, maggiore del 60/70%), spesso avviato ad incenerimento, invece questa proposta di legge prevede anche la riconversione degli impianti TMB/TM in funzione del recupero del plasmix, attraverso tecnologie e processi di densificazione/estrusione. Tali tecnologie consentono di ottenere manufatti (bancali, vasi, bidoni, elementi di arredo urbano) di tipo durevole ed a loro volta riciclabili analogamente a fine vita.
Rispetto ad un impianto tradizionale basato sulla separazione dei flussi, si può osservare da un bilancio di massa come, dai sovvalli possano essere recuperate frazioni secche da avviare a riciclo per una percentuale indicativamente compresa tra il 12 e il 18%, oltre ad un ulteriore 10-15% di materiali leggeri (in prevalenza plastici) che possono essere avviati a processi di densificazione/estrusione.
L’efficienza del recupero di materia dal sovvallo aumenta al diminuire dell’organico presente nel RUR iniziale poiché aumentano le condizioni di lavorabilità attraverso i processi ovvero le linee descritte. Quindi per avere un rifiuto residuo meno pastoso e più lavorabile è prioritario estendere la raccolta dell’organico in modo differenziato.
L’adozione di sistemi di trattamento a freddo inoltre garantisce all’impianto flessibilità e convertibilità al fine di gestire nel tempo l’aumento dei flussi da differenziata e la conseguente diminuzione di quelli da indifferenziata, ovvero gli impianti assicurano adattabilità per una graduale conversione delle sezioni di trattamento biologico in siti per la valorizzazione delle frazioni organiche di qualità e la conversione delle linee di sovvallo in linee per la selezione delle frazioni secche.