Fabbriche dei materiali

Per superare le crisi cicliche dei rifiuti a Roma è necessario un passaggio strategico che è una delle nostre proposte di legge regionale: la riconversione (o revamping) degli impianti di trattamento meccanico biologico (TMB) in impianti di trattamento a freddo con recupero di materia, detti anche “fabbriche di materiali”. Una scelta conforme a quanto stabilito per l’economia circolare dall’Unione Europea, perché promuove una gestione sostenibile dei rifiuti attraverso la quale essi, una volta recuperati, rientrano nel ciclo produttivo consentendo il risparmio di nuove risorse.
I Rur (rifiuti urbani residui, detti più comunemente “frazione indifferenziata”) prodotti a Roma vengono inviati agli impianti Tmb, in cui sono trasformati in Fos (frazione organica stabilizzata, che va smaltita in discarica), Cdr (combustibile derivato da rifiuti, che va incenerito), scarti (che vanno in discarica) e metalli (che si recuperano).
La riconversione (operazione relativamente semplice, perché molte delle attrezzature necessarie sono già presenti negli attuali layout) trasforma i Tmb in impianti capaci di recuperare materia e rendere virtuoso il sistema di smaltimento dei rifiuti, riducendo la necessità di ricorrere alle discariche e agli inceneritori. Permette inoltre il recupero della parte che resta dopo la separazione delle altre plastiche come il plasmix (materiale eterogeneo con presenza di plastica elevata, maggiore del 60/70%), attualmente destinato all’incenerimento, da cui con le nuove tecnologie si possono ottenere moltissimi prodotti (bancali, vasi, bidoni, elementi di arredo urbano, pannelli fonoassorbenti), a loro volta riciclabili. Rispetto a un impianto tradizionale (basato sulla separazione dei flussi), si possono recuperare frazioni secche da avviare a riciclo per una percentuale compresa tra il 12% e il 18%, oltre ad un ulteriore 10-15% di materiali leggeri (in prevalenza plastici) che possono essere avviati a processi di densificazione/estrusione.
L’efficienza del recupero di materia aumenta al diminuire dell’organico presente nel Rur iniziale, perché il materiale da trattare diventa più facilmente lavorabile: quindi per avere un recupero di materia efficiente è prioritario estendere la raccolta dell’organico in modo differenziato.

 

Sulla questione della termovalorizzazione la nostra posizione è molto chiara e non ideologica: se il sistema di gestione contempla degli impianti intermedi (Tmb) che producono combustibile da rifiuti allora l’utilizzo di termovalorizzatori è la più ovvia conseguenza. Se invece, come proponiamo noi, si passa ad un impianto a freddo con recupero di materia, l’impianto di termocombustione diventa inutile.
Proiettando questo ragionamento su Roma bisogna evidenziare che dei tre impianti Tmb rimasti uno è di proprietà di Ama (Rocca Cencia) e gli altri due della società E.Giovi srl (Malagrotta 1 e Malagrotta 2).
Il combustibile derivato da rifiuti che esce dall’impianto Ama rimasto dopo l’incendio di via Salaria verrà quasi totalmente bruciato nel termovalorizzatore di San Vittore (Lazio), mentre quello prodotto presso gli impianti di Malagrotta 1 e Malagrotta 2 continuerà ad essere bruciato utilizzando impianti in giro per l’Italia. Quindi, poiché il deficit di termovalorizzazione riguarda soprattutto il Cdr che esce dagli impianti di proprietà della E.Giovi, per non prevedere prevedere nuove linee di incenerimento occorre la conversione in impianti a freddo anche di questi due Tmb.
Noi scegliamo la seconda strada, ma per percorrerla bisogna mettere in campo le due azioni descritte nelle successive schede di approfondimento.